Strage di Piazza della Loggia: Marco Toffaloni condannato a 30 anni

Scritto il 03/04/2025
da Manuela D'Alessandro

AGI - Il Tribunale dei Minori ha condannato a 30 anni di carcere Marco Toffaloni per il reato di strage nel processo nato dall'inchiesta quater sull'attentato di piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974.

Toffaloni per i pm era stato l'"esecutore materiale" della strage per avere messo nel cestino la bomba, di matrice neofascista, che uccise dieci persone assieme a Roberto Zorzi, imputato in un processo in corso davanti alla Corte d'Assise.
Toffaloni, militante di Ordine Nuovo, all'epoca aveva 16 anni e per questo è stato giudicato dal Tribunale dei Minori.

Il presidente dei familiari, tutti sapevano

"Questa condanna certifica che tutti sapevano tre giorni prima. Mi lascia attonito che abbiamo dovuto aspettare 50 anni. Quello che emerge è un quadro complessivo in cui le 'coperture' erano il dovere assoluto". Lo ha detto Manlio Milani, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime di piazza della Loggia dopo la sentenza di condanna per Marco Toffaloni.

"È una sentenza estremamente importante anche perché si riverbera su altri processi - ha proseguito Milani -. Oggi è più difficile perché sento di più il tempo che passo anche perché questa condanna certifica che tutti sapevano tre giorni dopo (e non "prima", come scritto in precedenza, ndr) e il fatto di avere dovuto aspettare 50 anni è una cosa che mi sconvolge e mi riempie di domande. Vedremo le motivazioni, sarà importantissimo leggerle. È giusto che ci sia stata questa sentenza, è giusto che i magistrati che hanno condotto le indagini siano andati avanti e vanno ringraziati. È ingiusto che oggi la magistratura sia sotto attacco". 

La strage

 Il 28 maggio 1974 alle ore 10 e 2 minuti scoppia una bomba in piazza della Loggia, a Brescia, durante una manifestazione promossa dal Comitato permanente antifascista in contemporanea con lo sciopero generale indetto dai sindacati.
L'ordigno, nascosto in un cestino dei rifiuti e contenente almeno un chilogrammo di esplosivo, deflagra due minuti dopo l'inizio del discorso dal palco del sindacalista della Cisl Franco Castrezzati. Le vittime sono otto: Luigi Pinto, Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Alberto Trebeschi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Bartolomeo Talenti, Vittorio Zambarda. Altre 102 persone rimangono ferite, il sangue dei morti e dei sopravvissuti si mescola con la pioggia battente.

I processi

Da quel momento si succedono 17 processi, piu' i due in corso, frutto di nuove indagini della Procura di Brescia, a carico di Marco Toffaloni e Roberto Zorzi, allora giovanissimi militanti della destra eversiva, accusati di avere piazzato la bomba per vendicare Silvio Ferrari, il neofascista saltato in aria sulla sua Vespa pochi giorni prima, tra il 18 e il 19 maggio.

Due condannati all'ergastolo

Sono due i condannati in via definitiva all'ergastolo per concorso in strage il 20 giugno 2017: Maurizio Tramonte, la 'fonte Tritone', considerato dai giudici un ex infiltrato dei servizi segreti e membro di 'Ordine Nuovo' e Carlo Maria Maggi, morto il 26 dicembre 2018, ritenuto il 'registà dell'attentato e capo di Ordine Nuovo nel Triveneto. Fu Tramonte, secondo il verdetto definitivo, a ispirare una relazione del Sid, il servizio segreto militare, in cui si diceva che nel 1974 si erano svolte riunioni in cui Ordine Nuovo, sciolto nell'anno precedente, aveva deciso una ripresa clandestina delle attività.

Uno di questi incontri avvenne ad Abano Terme tre giorni prima dell'attentato e dai documenti risulta che Maggi incitò i camerati a proseguire nella strategia stragista iniziata il 12 dicembre 1969 in piazza Fontana. In un'altra riunione spiegò che la strage di Brescia non sarebbe dovuta rimanere "isolata" ma essere seguita da "altre azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza" per aprire "un conflitto interno risolvibile solo con lo scontro armato". Nella sentenza milanese firmata dalla giudice Anna Conforti e ribadita dalla Cassazione, considerata miliare nella ricostruzione dei fatti, si legge: "Dagli atti processuali emerge la prova certa di comportamenti ascrivibili ai vertici territoriali dell'Arma dei carabinieri e ad alti funzionari dei servizi segreti".


L'inchiesta più recente ipotizza, a partire da documenti e testimonianze, un cosiddetto 'terzo livello' delle coperture, che portano dritte a Palazzo Carli, il Comando della Nato di Verona. I due imputati vivono all'estero, Zorzi negli Usa e Toffaloni in Svizzera. Entrambi hanno cambiato nome e sostengono di non avere nulla a che fare con la strage.